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“Il
programma di restauro dell’intero complesso architettonico di
palazzo Rucellai, iniziato nel 1994 da parte della Famiglia, ha
previsto anche il restauro della facciata monumentale. Questo
intervento rientra nel vasto panorama
di tutela in atto del nostro patrimonio artistico e
monumentale; intervento capace di fermare il degrado operando,
con il sostegno della ricerca scientifica e di quella storica,
per permettere la completa leggibilità del palazzo e della sua
facciata.
L’incarico
per la realizzazione del progetto fu affidato all’Ing. Carlo Succi e
all’Arch. Simonetta Bracciali.
L’individuazione
del degrado e della metodologia dell’intervento si è prospettata,
fin dall’inizio, estremamente complessa ed articolata in senso
interdisciplinare, richiedendo la collaborazione di diverse
competenze, sia di studiosi, sia di enti scientifici, nonché la
supervisione degli enti periferici del Ministero per i Beni culturali.
Sulla
base di queste esigenze, fu individuata la possibilità di concordare
con Telesoft, Gruppo
Telecom Italia, il finanziamento e le modalità per un intervento di
restauro alla storica facciata. Il Gruppo accettò questa
sponsorizzazione e, grazie a questa, è stato possibile allargare ed
articolare meglio il campo delle indagini preliminari precedenti
all’intervento, proponendo, nello stesso tempo, l’adozione di
nuove tecnologie multimediali e telematiche per la valorizzazione e la
tutela del palazzo. Per fare ciò, risultò necessaria la ricerca
storica ed archivistica, per poter indagare sulla questione delle fasi
costruttive del Palazzo e sul ruolo di L.B.Alberti e B.Rossellino
nella progettazione ed esecuzione della facciata monumentale; sulle
stratificazioni, trasformazioni e restauri realizzati sul Palazzo
dalle origini ad oggi; sull’inquadramento storico – artistico del
Palazzo nella Firenze rinascimentale; sulla storia della famiglia
Rucellai e sul suo ruolo economico, politico e culturale nella Città;
infine, sulla formazione e le successive vicende dell’Archivio
Rucellai.
Per
quanto riguarda le indagini dirette sul Palazzo e, più
dettagliatamente sulla facciata, è stato realizzato, anzitutto, un
puntuale rilievo geometrico. In seguito, per individuare la natura e
le cause del degrado della facciata, è stato eseguito il rilievo dello stato di conservazione del paramento lapideo, mediante analisi
visive, chimiche, fisiche e petrografiche, un rilievo fotogrammetrico
realizzati con la collaborazione di Istituti scientifici e di
specialisti come il C.N.R., l’Opificio della Pietre Dure,
l’Università di Roma e l’Università di Firenze. Per la prima
volta, si è imposta l’esigenza di una conoscenza interdisciplinare
che ha coinvolto una molteplicità di operatori distinti per le
diverse specializzazioni, ma collegati fra loro per ottenere lo stesso
scopo: conservare e rendere fruibile questo patrimonio artistico,
mantenendo l’impronta della creazione originaria e i segni degli
interventi che si sono succeduti nel tempo.
Dette
indagini non sono riferite al ponteggio di studio, bensì a tutto il
paramento lapideo che risulta essere di 552 metri quadrati su via
della Vigna Nuova e di 45 metri quadrati su via de' Palchetti.
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